“Dopo 30 anni dall’omicidio di mio padre non è cambiato nulla”

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Cosa è cambiato in tre decenni e cosa è auspicabile che cambi nel contrasto alla criminalità in tema di lotta al racket ed all’usura, 30 anni dopo l’omicidio di Giovanni Panunzio? Questo il tema centrale del “convegno” a porte chiuse (la stampa l’ha saputo ovviamente dopo) organizzato da Sosimpresa e dell’associazione Giovanni Panunzio - Eguaglianza Legalità Diritti, che si è tenuta sabato scorso presso la Prefettura di Foggia, e che ha visto la presenza dei Sindaci di Capitanata, dai Monti Dauni al Gargano, delle realtà sociali ed imprenditoriali della provincia e della famiglia Panunzio.

Dopo i saluti istituzionali del Prefetto di Foggia Maurizio Valiante e del Commissario straordinario del Comune di Foggia Marilisa Magno, se n’è discusso con Luigi Cuomo, Presidente nazionale di Sosimpresa Rete per la Legalità aps, Dimitri Lioi, Presidente dell’associazione “Giovanni Panunzio – Eguaglianza Legalità Diritti” e Lino Busà, Direttore del Centro Studi Temi per la legalità. Un discorso centrato sulla figura di Giovanni Panunzio, che si è opposto al racket per più di mille giorni e di quale sia stato il vissuto in quel lungo periodo suo e della sua famiglia, nonché degli insegnamenti che è possibile trarre, ne ha invece disquisito la nuora Giovanna Belluna, vice presidente dell’associazione Panunzio ed il figlio Michele che 20 anni fa, unitamente al testimone di giustizia Mario Nero, fu tra i fondatori di Sosimpresa Foggia.

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“Sono trascorsi 30 anni da quel fatidico giorno – ribadisce a l’Attacco Michele Panunzio, intervistato al di fuori dei cancelli della Prefettura – per me, personalmente, non è però cambiato nulla. I problemi c’erano prima e ci sono oggi.

Spero che i foggiani si rendano conto dei fenomeni che stiamo attraversando in questi periodi maledetti e si diano una scossa affinché ciascuno faccia il suo o ne se ne uscirà mai. La comunità, infatti, dovrebbe reagire a questi fenomeni – rincara ancora – non devono pensare che questi problemi non li riguardino che siano solo di altri. Negli anni ‘90 – ricorda – le estorsioni erano già una realtà consolidata. Mio padre seppe ribellarsi a quel mondo, non condividendo neppure per un secondo quel modus operandi. Ha sempre denunciato, fin dal primo momento quella tragica situazione. Sabato scorso è stata un’occasione per parlare di Giovanni Panunzio – conclude – un’occasione per ribadire quanto poco se non nulla sia cambiato in questi ultimi tre decenni”. 

“Non è cambiato molto, ho il timore che ancora oggi manchi una visione ed un’analisi approfondita della città su cosa sia davvero il fenomeno mafioso foggiano – spiega a l’Attacco Dimitri Lioi, Presidente dell’Associazione Panunzio – per quel che ne concerne l’omicidio Panunzio, bisognerà ancora scrivere delle pagine, non tutto è stato chiarito dalle sentenze. Bisogna ancora oggi capire il perché quell’omicidio è risultato poi cruciale per lo sviluppo, l’evoluzione della città e della sua storia. Continuo ad assistere a tentativi di banalizzazione del fenomeno mafioso, c’è un livello che deve essere ancora rivelato completamente. Non è cambiato nulla anche perché sussiste un sistema di “welfare” mafioso radicato nel cuore della nostra comunità e sul quale si è spesso silenti che non può essere risolto solo dalle forze dell’ordine. Occorre una buona amministrazione, una buona politica a tanta partecipazione da parte della comunità. Intanto l’anno prossimo torneremo al voto e spero che saranno le elezioni più “libere” della città di Foggia, o non cambierà niente e non avremo capito nulla dalla storia”.

Durante la giornata è stato anche presentato un “Pizzino della legalità antiracket e antiusura” intitolato a Giovanni Panunzio, a lui dedicato affinché, insieme all’associazione che porta il suo nome e alla sua famiglia, venga continuamente ricordato ed onorato il suo sacrificio e il suo altissimo amore per la sua terra, per la sua famiglia e per la sua impresa.

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Insomma il convegno (a porte chiuse) è voluto essere anche l’occasione per interrogarsi in quale modo la società civile di Capitanata possa e debba muoversi in sinergia con le Istituzioni per uno sviluppo sociale e culturale forte e significativo nella nostra terra. Tra i presenti anche Pippo Cavaliere che a l’Attacco ha detto: “Ho la sensazione che non sia cambiato nulla in questi ultimi trent’anni – rimarca con forza – al di là di qualche episodio isolato di imprenditori che hanno deciso di denunciare dimostrando quindi coraggio e maturità, la città non ha goduto purtroppo di esempi lampanti, di cambiamento, di svolta. È ora necessario che al fianco di questa straordinaria azione portata avanti dallo Stato che sta dando risultati eccezionali – conclude Cavaliere – occorre che queste azioni siano portate avanti anche da noi cittadini. I foggiani devono avere maggiore coraggio nel denunciare. Senza questo supporto sarà difficile contrastare l’usura e l’illegalità che da troppo tempo, oramai, attanaglia questa provincia”.   

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