Rievoca l’antico detto “chi di spada ferisce di spada perisce” o il “dagli all’untore” di manzoniana memoria quello che si sta registrando in questa campagna elettorale flash rispetto a legalità e mafia. Temi che vengono per lo più agitati come spauracchio contro l’avversario, anziché essere affrontati in maniera autentica e con impegni precisi.
Giorni fa c’era stato il velenoso affondo contro il consigliere regionale FI di Manfredonia Giandiego Gatta, candidato nell’uninominale della Camera, per la presenza - ad una sua cena elettorale a Manfredonia - del consigliere comunale ex FdI Adriano Carbone, indagato nell’ambito dell’inchiesta della DDA Omnia Nostra.
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Da San Giovanni Rotondo e San Marco in Lamis era trapelato poi su l’Attacco quanto avvenuto la scorsa settimana ad una cena di Forza Italia, organizzata da Angelo e Napoleone Cera per sostenere i candidati azzurri: grande imbarazzo per l’arrivo, a sorpresa, dell’incandidabile Antonio Capotosto e di un altro ex eletto del Comune di Foggia quale Pasquale Rignanese, entrambi a processo per corruzione. Forti polemiche aveva suscitato giorni fa a Cerignola la presenza dei candidati Fallucchi (fittiana) e Gatta ad un incontro organizzato dall’ex Sindaco Franco Metta, incandidabile, peraltro dopo che FdI aveva preso le distanze dall’evento e da Metta stesso. Pd e M5S, compreso il Sindaco attuale Bonito, avevano stigmatizzato la scelta dei candidati di centrodestra di partecipare all’evento mettiano.
Adesso, però, tocca al vicepresidente della Regione e candidato Pd Raffaele Piemontese finire nel mirino delle segnalazioni avvelenate.
Non è passata inosservata, infatti, la presenza - al suo incontro agreste di martedì con agricoltori, allevatori, imprenditori, pastori - di Raffaele Rignanese, che fu arrestato alcuni mesi fa per diversi reati e che è fratello di quel Bartolomeo che fu arrestato nel 2014 perché accusato con Ivan Rosa (poi ucciso) di aver sparato colpi di kalashnikov a scopo intimidatorio contro il garage del dirigente dell’ufficio tecnico del Comune di Monte Sant’Angelo, Giampiero Bisceglia.
Presente all’incontro con Piemontese anche Leonardo Ricucci, noto alle cronache perché nel 2013 con Leonardo D’Ercole – della famiglia dei “sindaci” di Macchia - fu protagonista di un gravissimo atto di violenza contro un vicequestore napoletano in vacanza nella frazione marina di Monte.
“Storie vecchie”, dice chi vive a Monte. Ricucci oggi ha un panificio ma mantiene stretti contatti coi D’Ercole (destinatari di interdittive antimafia) ed è conosciuto anche come cugino di Pasquale Ricucci detto fic secc, nome di punta del clan Romito-Ricucci-Lombardi ucciso anni fa proprio davanti alla sua abitazione di Macchia.
Mentre all’evento di Piemontese a Manfredonia di sabato scorso, svoltosi causa maltempo presso le ex Fabbriche di San Francesco, ha preso parte anche l’ex vicesindaco sipontino Salvatore Zingariello, uno dei tre incandidabili del Golfo a seguito dello scioglimento per mafia del consiglio comunale. Presenze legittime ma che ora finiscono nel calderone delle accuse reciproche tra opposti schieramenti.
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Nella foto: cerchiato in giallo Rignanese, in rosso Ricucci